sabato 24 febbraio 2018

Belle Vesti, Dure Leggi - 10 febbraio 2018



Sabato 10 febbraio si è svolta un'interessante giornata di studio e di confronto organizzata da Storici Eventi, in collaborazione con l'Archivio di Stato di Bologna, che ha ospitato l'evento, con l'Associazione "Il Chiostro dei Celestini" e la Compagnia d'Arme delle 13 porte: “Belle Vesti, Dure Leggi”, dedicato alla moda trecentesca e ad alcune delle più interessanti fonti conservate presso l'istituto.

Sono intervenute la prof.ssa Maria Giuseppina Muzzarelli, esperta di storia della moda e curatrice dell'edizione delle leggi suntuarie dell'Emilia Romagna, e la dott.ssa Elisa Tosi Brandi, ricercatrice che da tempo si dedica anche allo studio della moda del Quattrocento e allo studio della figura del sarto tra medioevo e rinascimento.
Il documento che ha ispirato l'incontro è il registro delle vesti bollate del 1401: si tratta di un piccolo quaderno cartaceo sul quale furono annotate, nel gennaio dell'anno 1401, 211 vesti che violavano le leggi suntuarie recentemente emanate. La registrazione e la conseguente apposizione di una bolla direttamente sulla veste (probabilmente un piccolo dischetto metallico) permetteva a chi fosse già stato in possesso di vesti ora vietate di continuare a indossarle senza venire multato. La caratteristica straordinaria di questa fonte bolognese sono le brevi descrizioni che integrano la registrazione degli abiti. Da qui è nata l'idea di proporre un concorso, nel quale 5 sarti si sarebbero sfidati nella ricostruzione di uno degli abiti scelti dalla giuria (composta da Maria Giuseppina Muzzarelli, Elisa Tosi Brandi, Diana Tura dell'Archivio di Stato di Bologna, Massimiliano Lo Cicero di Storici Eventi e me): una sfida notevole, dal momento che la principale fonte non era, come in altri casi, una miniatura o un affresco, ma una semplice riga di testo, che necessitava di ulteriori studi e approfondimenti per potersi trasformare - di nuovo - in un abito.
Questi i 4 abiti scelti, come descritti nella fonte originale:
#44. Donna Caterina di Giacomo stracciaolo della cappella di San Giorgio presentò un sacco di color monachino con maniche a mantello

#77. Donna Zanna moglie di Pietro Domenici merciaio della cappella di san Giuseppe presentò una cotta di panno rosato con tre cordelle all’altezza dei piedi e profilato di vaio, con bottoni di filo d’argento e due manicotti frappati e ornati di filo d’oro.
#78. Donna Bettina di Giacomo di Antonio della Torre della Cappella di San Tommaso del Mercato presentò un sacco di velluto nero con frangia di seta nera a collo
#157. Donna Antonia di Nicolò Caccianemici….
Inoltre presentò un sacco a righe azzurre con maniche nere, con argento sopra e frangia rossa.



Saturday 10th of February a very interesting meeting about 14th century fashion took place: “Belle Vesti, Dure Leggi” (“Beautiful dresses, hard laws”), organized by Storici Eventi together with the State Archive of Bologna, where the event took place, the association "Il Chiostro dei Celestini" and the Compagnia d'Arme delle 13 porte.
Lectures were hold by professor Maria Giuseppina Muzzarelli, expert in fashion history and curator of the edition of the sumptuary laws of Emilia Romagna, and Elisa Tosi Brandi, researcher in fashion history who has recently published about 15th century fashion and tailors in the Middle Ages. 

The document which inspired the meeting is a register of forbidden dresses from 1401: it's a small paper notebook with the description of 211 garments that were no longer allowed because of new sumptuary laws. The garments were brought to the city authorities by their owners, they were registered on the notebook and they were marked with a stamp (bolla – very likely a metal stamp): this way, people who already owned dresses that were now forbidden could still wear them without having to pay a fee. One of the very special features of this source are the brief descriptions given for every dress: thus we decided to organize a contest, where 5 tailors could reconstruct one of the dresses chosen from the list by the panel of judges (composed of Maria Giuseppina Muzzarelli, Elisa Tosi Brandi, Diana Tura from the State Archives of Bologna, Massimiliano Lo Cicero from Storici Eventi and me). The challenge was not an easy one: the source this time was not an enluminure or a fresco, but only a few words, that needed comparisons with other sources and much more reaserch to become a dress - again.

These are the 4 dresses among which the tailors could choose, as described in the original source:
#44. Donna Caterina wife of Giacomo stracciaiolo from the chapel of Saint George presented a monachino-coloured sacco with mantle-like sleeves.
Stracciaiolo = seller of second-hand clothes
Monachino = reddish/brownish colour 
Sacco = a word used in the area of Bologna referring to a rich winter overdress often lined and decorated (most of the garments mentioned in the register are sacchi).
#77. Donna Zanna wife of Pietro Domenici haberdasher from the chapel of Saint Joseph presented a coat of pink fabric with 3 ribbons at the level of the feets and a profile of vair, with buttons made of silver thread and 2 dagged tippets and decorated with golden thread.
#78. Donna Bettina wife of Giacomo son of Antonio from the Tower of the Chapel of Saint Thomas of the market presented a sacco of black velvet with a fringe of black silk on the neck.
#157. Donna Antonia wife of Nicolò Caccianemici […] moreover presented a sacco with light blue stripes and black sleeves, with silver on it and red fringe.



I sarti e le ricostruzioni - The tailors and the reconstructions

- Alessio Orlandi "Rolando Straçarolo de Bononia" - #44 - Primo classificato pari merito / Winner with equal merit

Presentazione/ Presentation: qui (Italian only)

 

- Sara Trespidi "Samby May creazioni sartoriali" - #157 Primo classificato pari merito / Winner with equal merit

Presentazione/ Presentation: qui (Italian only)

  


-
Alessandra Formica "AFM Sartoria" - #157 


  1.  


- Francesca Baldassari "Gilda Historiae" - #77


Presentazione/ Presentation: qui (Italian only)
 

- Anna Fedeli "Kimera Style" - #77

 

Tutte le foto di Tiziano Capelli: altre foto sulla pagina di Storici Eventi
Ricostruzione del Bollatore delle vesti a cura della Compagnia d'Arme delle 13 porte: qui

sabato 13 gennaio 2018

La corona per le nozze di Damisella / The crown for Damisella's wedding


Anna: Un abito non esprime tutto il proprio potenziale se non è accompagnato dagli accessori giusti: i nostri abiti nuziali, ispirati al manoscritto Missale et horae ad usum fratrum minorum, necessitavano di gioielli adeguati al rango dei personaggi che volevamo ricostruire – e della persona giusta in grado di realizzarli. Una tranquilla sera d'agosto abbiamo quindi telefonato al nostro amico Giovanni Rotondi, di Il Gatto e la Volpe, avanzando le nostre richieste...

La corona
La principessa raffigurata nella miniatura di San Giorgio e il drago indossa una splendida corona, decorata con perle e pietre rosse e blu, simili a quelle che ornano la scollatura del vestito. L'uso di corone, per quanto nell'immaginario collettivo sia strettamente legato a regine e principesse, non era nel Trecento limitato solo a loro, pur essendo in molti casi un tratto distintivo nella loro raffigurazione. Compaiono infatti di frequente negli inventari nuziali di nobili fanciulle, in particolare in area centro-nord italiana, chiamate corone, ma anche ghirlande, di cui è spesso esplicitamente menzionato il materiale prezioso. Le fonti scritte rimandano a veri e propri capolavori di gioielleria: le corone sono decorate con stelle, fiori e gigli, adornate da gemme e perle. Le leggi suntuarie tentano di limitarne l'uso: si trovano molti esempi di divieti del genere nella legislazione imolese del 1334 e in quella bolognese di tutto il secolo, rivolti in particolare all'utilizzo delle perle, e non mancano, a Bologna, casi di donne multate per essere state trovate con questo ornamento. Sembra inoltre che la corona sia un ornamento particolarmente apprezzato e utilizzato dalle spose: un esempio di questo uso potrebbe essere il celebre sposalizio di Nicolò da Bologna del 1350.
1350, Nicolò da Bologna,
Il Matrimonio/The Wedding. NGA, Washington
A dress needs the right accessories to give the right impression: our wedding garments, inspired by the manuscript Missale et horae ad usum fratrum minorum, needed jewels that could match the characters we wanted to reconstruct – and the right person to make them. A calm evening of August, we called our friend Giovanni Rotondi, who works for Il Gatto e la Volpe, to explain our requests.

The crown
The princess portrayed in the enluminure of Saint George and the dragon wears a magnificent crown, decorated with pearls and red and blue stones, like the ones that adorn the neckline of the overdress. In the 14th century, the use of crowns, in spite of being connected mainly to queens and princesses in collective thought, was not limited to them, even if crowns were one of their most typical features in pictures. In fact, crowns are frequently mentioned in inventories or dowries of noble young women, especially in the Northern and Central Italy: they are called corone (crowns) or also ghirlande (garlands), often described as made of precious materials. Written sources let us imagine true masterpieces of goldsmithing: they were decorated with stars, flowers, lilies, adorned with gems and pearls. Sumptuary laws tried to forbid the use of such jewels: for examples, it is possible to find this kind of prohibitions in the laws of the city of Imola dated 1334. The prohibition was active also in Bologna, during all the century, especially about the use of pearls. There can be found sources about the fines women had to pay because they were found wearing these ornaments.
It seems also that the crown was a typical bridal jewel: one of the many examples of pictorial evidence of this use could be the famous Wedding by Nicolò da Bologna (1350).


XIV secolo, corona di Bianca di Lancaster -
Monaco, Schatzkammer der Residenz.
Giovanni:
Il modello in cera dell'elemento-cerniera e la
placca ovale, ancora in lavorazione/
Wax model for the hinge-element and
oval plaque, still work in progress
Superato lo shock iniziale, ho cominciato a ragionare su come realizzare l’oggetto che soddisfacesse le esigenze di Anna.
Le indicazioni iniziali erano poche ma precise: pietre blu e rosa, perle e… la consapevolezza che non si sarebbe trattato di una delicata tiara bensì di “una cosa raffinata nonostante l'ignoranza di fondo”.
Data la scarsità di fonti materiali, salvo pochi e ricchissimi esemplari appartenuti a personaggi di rango elevato, si è deciso di realizzare un oggetto ex-novo traendo ispirazione da diverse fonti, piuttosto che replicare una specifica opera di oreficeria. L’obiettivo era ottenere un oggetto il più possibile plausibile nelle forme, lavorazioni e materiali.
Prove di assemblaggio dei primi moduli/
Assembling tests of the first modules
La prima fase è consistita nella ricerca di originali del XIV sec. da cui trarre ispirazione. Oltre a vere e proprie corone (in particolare quella di Bianca di Lancaster - Monaco, Schatzkammer der Residenz), sono stati presi in esame alcuni reliquiari a busto caratterizzati da teste coronate (ad esempio il reliquiario di Sant'Orsola - Pinacoteca Comunale di Castiglion Fiorentino).
Dopo aver raccolto materiale sufficiente, si è passati alla fase di progettazione: un minuzioso lavoro “a sei mani”, in cui sono state vagliate non solo soluzioni estetiche e stilistiche ma anche le necessità tecniche e pratiche che la realizzazione di un oggetto del genere comportava.
Dopo una serie di schizzi, è stato messo a punto il progetto semi-definitivo. Si è realizzato un primo modello in cartoncino, ulteriormente modificato nelle proporzioni dopo alcune prove.
Prove di assemblaggio della struttura/Structure assembling tests
Stabilito quale doveva essere l’aspetto finale, sono stati scelti i materiali da utilizzare: lastra di rame di diverso spessore (parte della struttura, fiori e castoni piccoli); elementi in ottone (parte della struttura, castoni grandi e profilati vari); quarzo rosa, calcedonio azzurro e perle di fiume (elementi decorativi).
La realizzazione comportava non pochi problemi: è sicuramente il manufatto più complicato che mi sia capitato di creare e non ero certo di riuscire in quella che era una vera e propria impresa! L’unico modo per scoprirlo era tentare…
Corona sott'olio! (Sgrassaggio degli elementi)/
Pickled crown! (degreasing)
Ho cominciato con il realizzare i primi elementi di prova e dopo alcuni tentativi, affrontando man mano i problemi riscontrati, ho capito come procedere.
La corona si compone di otto moduli, costituiti da una placca ovale sormontata da un fiore (quattro grandi e quattro piccoli, alternati) ed arricchiti da perle imperniate e pietre montate su castoni. I moduli sono incernierati tra di loro mediante un ulteriore elemento verticale, soluzione costruttiva che permette anche una certa adattabilità del gioiello quando indossato.
Dopo la prima lucidatura/
After first polishing
I fiori sono stati realizzati con la tecnica dello sbalzo e cesello, le placche ovali invece (costituite da due pezzi sovrapposti) traforate, punzonate ed incise. I due elementi sono stati saldati assieme per formare il modulo base, a seguire alla placca è stata saldata una profilatura (realizzata con un filo in ottone godronato a finto tortiglione) e le semi-cerniere (ottenute da un tubolare di ottone).
Il corpo degli elementi-cerniera verticali è stato realizzato tramite fusione a cera persa, a questo si sono saldate le semi-cerniere, sempre ottenute da tubolare.
I castoni grandi sono stati realizzati tramite fusione a cera persa, quelli piccoli in lastra saldata. Dopo una prima rifinitura dei moduli, i castoni sono stati fissati meccanicamente e le pietre incassate.
Dopo una seconda lucidatura, tutti gli elementi sono stati dorati galvanicamente con una tonalità il più possibile vicina a quella della doratura ad amalgama antica.
La fase finale ha visto il montaggio delle perle e l’assemblaggio dell’intera struttura tramite perni in ottone dorato.

La corona è composta da 216 elementi (senza considerare i perni) assemblati tra loro con saldature e fissaggi meccanici (imperniature e ribattiture), tra questi 38 pietre e 44 perle. 

Il peso totale è di 336 grammi.





Esploso di uno dei moduli/
Exploded view of one of the modules



Prova generale, prima della doratura/Last test before gilding
After overcoming the first shock, I started to think how to make this kind of object.
The initial indications were few but clear: blue and pink gemstones, pearls and… the awareness that the result would not be a gentle tiara but “something elegant despite the showiness”.
Due the lack of material sources, other than few -and very luxurious- examples belonged to royalty, we decided to create a design from scratch, inspired by several sources, instead of simply replicating a specific goldsmith's work. The objective was to obtain an item as much plausible as possible with reference to style, techniques and materials.
The first phase consisted in researching 14th century originals to be used as inspiration.
We took as references some bust-reliquaries with crowned figures (for example St. Ursula reliquary - Pinacoteca Comunale di Castiglion Fiorentino, Italy) in addition to actual crowns (in particular the one belonged to Blanche of Lancaster - Schatzkammer der Residenz, Munich, Germany).
Dopo la doratura/After gilding
After gathering enough hints, the design phase was started: a thorough “six handed” work, in which not only aesthetic and stylistic solutions were considered, but also technical and practical issues related to the creation of such an object.
After some sketches, the semi-definitive design was ready. A prototype was realized in cardboard, modified and adapted after some wearing-tests.
After setting the final appearance, the materials to be used were chosen: two different thickness copper sheet (part of the structure, flowers, small bezels); brass elements (part of the structure, big bezels and various bars); pink quartz, blue chalcedony and river pearls (decorative elements).
The physical realization implied several issues: it was surely the most complicated artifact I ever dealt with, I was not even sure to be able to win this challenge! The only way to figure it out was trying…

I started making some test elements: after some attempts, solving the issues emerged in the process, I understood how to proceed.
Montaggio delle perle/Setting the pearls
The crown is composed by eight modules, each with a flower (four big and four small, alternated) on top of an oval plaque, adorned with pearls and set with stones. The modules are hinged together with another element: this mode of construction allows also a better fit of the jewel when worn.
The flowers are made using the chasing and repoussé technique, the oval plaques (made by two overlapping pieces) are open-worked, punched and engraved. The two main elements are welded together to form the basic module, then a file-worked brass wire is welded to the edge of the oval plaque as the hinge knuckle.
The secondary element is lost-wax cast in brass and has the hinge knuckles (made with brass tube) welded on it.
The big bezels are lost-wax casted in brass, the small ones are made with copper sheet parts welded together.
After a first polishing of the modules, the bezels have been riveted to place and the stones have been set.
After a second polishing all the parts have been electro-chemically gold plated using a technique able to provide a shade as close as possible to the traditional fire-gilding technique.
The final phase consisted in setting the pearls and the on the final assembly of the various elements with gilded brass pins.

The crown is composed of 216 parts (without considering pins and rivets) assembled together with welding and mechanical fastening; among them there are 38 semiprecious stones and 44 pearls.


Total weight is 336 grams.
Dopo l'assemblaggio definitivo/After final assembly

Come dice la Regina Elisabetta, "Ci sono degli svantaggi nelle corone"... ma non in questo caso, perché il risultato è stato straordinario, sia per la sua bellezza che per la sua comodità. Sono veramente grata a Giovanni del lavoro meraviglioso che ha realizzato per me! As Queen Elisabeth says, "There are some disadvantages to crowns"... but not in this case, because the result is stunning, both for its beauty and its comfort. I am really grateful to Giovanni for the amazing work he did for me!



lunedì 18 settembre 2017

Il matrimonio di Damisella e Todeschino - Damisella and Todeschino's wedding 16.9.2017


Tutto  è iniziato con questa foto, nell’agosto del 2016. Eravamo a Visby, a guardare la tempesta avvicinarsi dal mare: io e Francesco avevamo chiesto a Mervi di farci una foto insieme: “Questa foto la manderete agli amici e ai parenti quando li inviterete al vostro matrimonio!” Dopo uno scambio di occhiate, abbiamo risposto che sì, poteva essere una buona idea, dal momento che avevamo deciso di sposarci a settembre 2017: così Mervi è stata la prima persona a ricevere la notizia.
La decisione era stata presa da tempo: il matrimonio sarebbe stato celebrato con rito civile, alla Rocca di Imola. Io e Francesco avremmo indossato abiti medievali veramente speciali, realizzati apposta per l’occasione. Eravamo sicuri che Mervi sarebbe stata la persona giusta a cui affidare il lavoro, la persona giusta ad affrontare questa avventura insieme a noi.


Everything begun with this picture, in August 2016. We were in Visby, looking at the storm approaching from the sea: me and Francesco had asked Mervi to take a picture of the two of us together. “This is the picture you will send to your friends and relatives when you invite them to your wedding!” Me and Francesco stared at each other, we said that yes, it could be a good idea, as we had decided to get married in September 2017: so Mervi was the very first person to hear the news.
The decision had been taken a long time before: the wedding was going to take place in the Rocca (Castle) of Imola, and me and Francesco were going to wear very special medieval clothes, made for the occasion. We were sure Mervi was the right person to take care of the work, the right person to join us in this adventure.

.:Potete leggere il post di Mervi dedicato alla realizzazione degli abiti, con foto, QUI:.
.: Check out Mervi's blogpost about the making of the dresses, with pictures, HERE:.

Le nostre miniature di riferimento (riunite grazie a Photoshop!)
Our sources (re-united thanks to Photoshop!)

Missale et horae ad usum fratrum
minorum, Lombardia, 1380,
BNF Latin 757 327v. 

La scelta dell’iconografia di riferimento
I personaggi cui idealmente ci rifacciamo e che abbiamo ipotizzato di ricostruire sono sempre i nostri Todeschino Alidosi, fratello di Bertrando (signore di Imola dal 1362 al 1391), e sua moglie Damisella Gonzaga, figlia di Luigi Gonzaga, primo capitano del popolo di Mantova. Il loro matrimonio si svolse nel febbraio 1367 - esattamente 650 anni fa.
Per realizzare un progetto organico e coerente, abbiamo scelto di attenerci il più possibile a una singola fonte iconografica, integrandola con altri elementi di tipo documentario o archeologico quando necessario. I due personaggi che abbiamo scelto provengono dal (mio amatissimo) Missale et horae ad usum fratrum minorum (BNF Latin 757):
- la principessa di San Giorgio e il drago
- il committente del libro d’ore inginocchiato ai piedi della Vergine
Entrambe le raffigurazioni ci sono sembrate adatte a rappresentare in maniera sostanzialmente realistica la moda dell’epoca, sia per lo stile complessivo delle miniature che per il ruolo dei personaggi.


Missale et horae ad usum fratrum
minorum, Lombardia, 1380, 
BNF Latin 757 109v. 
Choosing the source


The characters we ideally aim to represent are our dear Todeschino Alidosi, brother of Bertrando Alidosi (lord of Imola between 1362 and 1391), and his wife Damisella Gonzaga, daughter of Luigi Gonzaga, first captain of Mantova. Their wedding took place in February 1367 - exactly 650 years ago.
In order to start an organic and consistent proejct, we decided to build our work on a single iconographic source, integrated with written documents or archeological finds when needed. The two sources we chose come both from (my beloved) Missale et horae ad usum fratrum minorum (BNF Latin 757):
  • The princess from the scene of Saint George and the dragon
  • The client of the Book of hours, kneeling in front of the Virgin
Both these depictions seem to represent in a quite accurate way the fashion of the time, both for the overall style of the enluminures and the role of these characters.



La stoffa
Il pezzo forte dell’intero progetto è stata fin dall’inizio la stoffa da utilizzare per le sopravesti. Desideravamo da anni trovare qualcuno in grado di riprodurre un broccato trecentesco, che avesse non solo un pattern documentato, ma che fosse anche realizzato con i materiali più corretti possibili: questa scelta ci ha portato quindi a escludere tessuti realizzati in rayon e lurex.Dopo una lunga ricerca, abbiamo trovato un artigiano italiano in grado di tessere a mano dei damaschi di seta e filo d’oro (composto da un’anima di cotone, ricoperto da una sottile lamella d’argento placcata in oro). Dal momento che non ci è sembrata una procedura  abbastanza affidabile estrapolare il motivo decorativo della stoffa soltanto dall’iconografia -che pure a volte offre rappresentazioni di tessuti molto simili a reperti -, abbiamo deciso di conservare il colore della miniatura, ma di riprodurre il tessuto a partire da frammenti esistenti:
- Uccellino con il cardo e la luna, produzione italiana (Lucca), ora al museo della cattedrale di Uppsala
- Cervo con cane, colomba e cigno, produzione italiana, ora Metropolitan Museum
La maggiore differenza dei nostri tessuti rispetto agli originali è la tecnica con cui sono stati realizzati: a differenza dei broccati medievali, dove il pattern è visibile solo sul dritto e i fili metallici sono inseriti solo in corrispondenza dei disegni, i damaschi presentano una struttura a double-face, in cui il filo di ordito (in seta) e il filo di trama (in oro) sono sempre presenti su tutta la superficie. Allo stato attuale, i damaschi ci sono comunque sembrati la soluzione più valida e convincente, a livello visivo e nella scelta dei materiali, per tentare una ricostruzione dei broccati medievali.


The fabric
The centerpiece of the project was the fabric to be used for the overdresses. We have been wanting for years to find someone capable of reproducing a 14th century brocade, that not only had a documented pattern, but that was also made of the correct materials - therefore excluding textiles made out of rayon and lurex. After a long research, we found and Italian weaver who could hand-weave damask made of silk and golden thread (a cotton thread with a thin leaf of silver, gilded). As it didn’t seem trustworthy enough to reproduce the pattern of the fabric only from the pictorial evidence - even if sometimes the textiles depicted match the actual sources quite well -, we decided to keep the colour of the dresses in the enluminures, but we chose to reproduce extant 14th century brocades:
Bird with the thistle and moon, Italian production (Lucca), now in Uppsala Cathedral
- Deer with dog, dove and swan: Italian production, now Metropolitan Museum of New York
The main difference between our fabric and the original brocades is the weaving technique: in medieval brocades the gilded thread is only inserted where the figures appear and the pattern is visible only from the right side, damask instead has a double-face structure, therefore the silk threads (warp) and the gilded thread (weft) are both present all over the surface. Damask seemed for us the most convincing solution right now to try to reproduce medieval brocades, both for visual effect and choice of materials.


Missale et horae ad usum fratrum
minorum, Lombardia, 1380, 
BNF Latin 757 322r.
Gli abiti di Todeschino
  • Braghe di lino
  • Calzabraghe in lana rossa (twill) leggera
  • Camicia
  • Farsetto:  abbiamo ritenuto l’elemento del farsetto imbottito fondamentale per conferire al corpo la tipica forma “a clessidra” (o “a levriero”, secondo i contemporanei), compatibilmente con la struttura fisica di Francesco. È al farsetto che sono fissate le calzabraghe, tramite dei cordini: questa soluzione, già sperimentata con il pourpoint, permette di fissare le calzabraghe molto in alto e di coprire in modo molto efficace la braga, che non è mai visibile soprattutto nel caso di persone di alto ceto sociale.
  • Gonnella in seta leggera, con bottoni metallici.
  • Sopraveste in damasco di seta e oro, con bottoni realizzati di stoffa (assenti nell’iconografia originaria, ma necessari per poter indossare il capo), foderata di taffeta di seta azzurra, con le maniche foderate parzialmente di pelliccia di coniglio.
  • Scarpe (realizzate da Graziano Dal Barco - Historical Italian Shoes): il committente indossa nella miniatura delle calze solate, ma non ce la siamo sentita di fare affidamento su questa soluzione il giorno del matrimonio, quindi abbiamo deciso di commissionare un paio di scarpe basate sulla coeva fonte del Giron Le Courtois (NAF 5243, 73v.) Le scarpe sono realizzate in cuoio marrone scuro e interamente cucite a mano
  • La cintura d’argento, montata su velluto di seta (realizzata da Giovanni Rotondi - Il gatto e la volpe), sarà oggetto di un post dedicato .


Todeschino’s garments
  • Linen braies
  • Hoses made of thin, red wool (twill)
  • Smock
  • Doublet: we think that the padded doublet is an extremely important piece of clothing to shape the body according to the fashionable “hourglass” shape. The hoses are fastened to the doublet with strings: this solution, we already tested with the pourpoint, allows to fasten the hoses in a very high position and to cover the braies more easily, as they are never visible, expecially on high-status charachters.
  • Kirtle in thin silk, with metal buttons
  • Overdress made of silk and golden damask, with fabric buttons (absent on original source, but necessary to wear the garment), lined with light blue silk taffeta, with sleeves partially lined in rabbit fur.
  • Shoes (made by Graziano Dal Barco - Historical Italian Shoes): the client in the enluminure is wearing soled hoses, but we didn’t dare to count on this solution on the wedding day. So, we decided to order a pair of shoes based on a source from the same period, Giron Le Courtois (NAF 5243, 73v.) Shoes are made of dark brown leather and completely hand-sewn.
  • The silver belt, mounted on silk velvet (made by Giovanni Rotondi - Il gatto e la volpe) will have a post on its own.


Gli abiti di Damisella
  • Camicia supportiva in lino, senza allacciature
  • Veste in taffeta di seta rosa, con allacciatura laterale a spirale. La particolarità di questo abito sono le maniche: nell’iconografia di riferimento, si vede chiaramente una decorazione a spirale realizzata probabilmente con delle perle. L’utilizzo di perle cucite sugli abiti viene - da un lato - spesso vietato nelle leggi suntuarie (Bologna 1398, ma viene anche documentato nei corredi più lussuosi (ad esempio l'inventario nuziale del 1391 di Rengarda Alidosi figlia di Bertrando, in cui compaiono perle ricamate su cappucci e cotte) . La realizzazione del ricamo, con perle di fiume di 3-4 mm di diametro, ha richiesto circa 15 ore di lavoro. La chiusura della manica si effettua tramite un sistema a gancetti e occhielli, molto popolare nel XV secolo, ma probabilmente già in uso nel secolo precedente, come si ricava da inventari di sarti e qualche reperto locale. Questa scelta è stata preferita ai più comuni bottoni perché avrebbero interferito con la continuità della decorazione e non sono inoltre visibili nella fonte.
  • Sopravveste di damasco di seta e oro, foderata di lana bianca con decorazione di perle di fiume e pietre (calcedoni e quarzi rosa) montate su castoni dorati. La sopraveste, allacciata lateralmente, è basata sulla gonna d’oro della regina Margherita di Svezia oggi conservata a Uppsala, l’unico reperto esistente di un abito di lusso femminile di epoca medievale.
  • Calze di lana
  • Scarpe (realizzate da Graziano Dal Barco - Historical Italian Shoes): l’ipotesi ricostruttiva è partita dalla piccola, elegante punta della scarpetta che appare sotto l’abito della principessa della miniatura. Per ricostruire il resto della scarpa, abbiamo scelto di adottare una decorazione traforata a fiori documentata in alcune immagini del Guiron Le Courtois (NAF 5243, 36r.), anche loro sono realizzate in cuoio e cucite a mano.
  • Anche la corona in rame dorato, pietre e perle sarà trattata in un altro post (realizzata da Giovanni Rotondi - Il gatto e la volpe).


Damisella’s garments
  • Supportive underwear in linen, without lacing
  • Dress in pink silk taffeta, with side spiral lacing. The special feature of this dress are the sleeves: in the picture, it’s clearly visible a spiral decoration, probably made of pearls. Pearls sewn to garments are - on one side - often prohibited by sumptuary laws (Bologna 1398), but it’s also mentioned in luxury inventories (for example, Rengarda Alidosi, Bertrando's daughter, wedding inventory from 1391, in which appear pearls embroidered on hoods and dresses). The embroidery is made with freshwater pearls with 3-4 mm in diameter and it took about 15 hours of work. The sleeve is fastened with hooks and eyes, very popular in 15th century, but probably already in use in 14th century, as can be found in some tailor shop inventories and local finds. Hooks and eyes have been chosen instead of buttons because buttons would have interfered with the continuity of the pearl decoration and are not visible on the source as well.
  • Overdress in silk and gold damask, lined with white wool, with a decoration on the neckline made of freshwater pearls and gems (pink quartz and chalcedony) on gilded bezels. The overdress, with side lacing, is based on Queen Margareta’s golden gown, today preserved in Uppsala’s cathedral, the only extant ceremonial female garment  from medieval times.
  • Woolen hoses
  • Shoes (made by Graziano Dal Barco - Historical Italian Shoes): the recreation of the shoes started from the small, elegant point of the shoe that appears from underneath the dress of the princess in the enluminure. The rest of the shoe is an openwork with flowers based on Guiron Le Courtois (NAF 5243, 36r.) these shoes are made of leather and hand-sewn.
  • Also the crown, made of gilded copper, gems and stones will be described in another post (made by Giovanni Rotondi - Il gatto e la volpe).


Non potremmo essere più riconoscenti nei confronti di tutte le persone che hanno contribuito alla realizzazione del nostro sogno, in particolare grazie Mervi Pasanen per aver accettato l’incarico non poco oneroso di tagliare, confezionare e cucire a mano tutti gli abiti, un’impresa non facile fin dall’inizio e complicata ulteriormente da qualche migliaio di chilometri di distanza!

We couldn’t be more thankful towards all the people who made possible our dream, expecially to Mervi Pasanen who accepted the not-so-easy task to cut, put together and hand-sew all our garments, an hard challenge from the beginning, made even harder by a few thousand kilometers between us!

[Le foto ufficiali saranno caricate non appena disponibili - Official pictures will be uploaded as soon as they're available]